martedì 6 ottobre 2009

Elegante, il caffè analogico...

La maggior parte della mia vita è trascorsa nell'osservare quanto il nascente mondo digitale si sforzasse di riuscire ad emulare il mondo fisico. Mi son fatto e sono tuttora portavoce della inevitabilità che il mondo digitale, arrivi a interfacciarsi col mondo fisico in maniera assolutamente graduale, creando ibridi che oggi immaginiamo e altri che nemmeno ci permettiamo di sognare, sogni od incubi che siano.

Non ho mai smesso di essere un fedele cultore dell'eleganza, intesa come capacità di un sistema complesso di “funzionare” con il minor grado di entalpia, sia che detto sistema fosse creato nel mondo digitale o che funzionasse nel mondo fisico. Devo essere però sincero nel dichiarare il fascino che subisco dall'eleganza intrinseca dei sistemi del mondo fisico , in quanto forgiati e ottimizzati dalle stesse leggi che governano la realtà e, quando incontro opere dell'ingegno umano che sono “semplicemente” geniali, non posso che applaudire.

L'indroduzione di cui sopra certo non brilla per eleganza e spero che mi perdoniate questo peccato ammirando invece la semplicità di un oggetto scoperto giusto qualche giorno fa e che mi ha commosso per semplicità, eleganza e per il forte valore simbolico. Infatti è quasi paradigmatico definire un oggetto complesso e dalle mille funzioni come qualcosa “che fa anche il caffè”. Ebbene questo oggetto fa “solo” il caffè e pur in questa epoca digitale non ha lucine né funzioni ora “irrinunciabili” come il collegamento WI-Fi o il pannello solare per scaldare l'acqua... non ha nemmeno la coda a 220V e tutta l'energia di cui ha bisogno proviene dai vostri muscoli e dal calore dell'acqua che serve per un buon caffè. Basta... vi ho già rotto troppo le scatole.. seguite il link se ne avete ancora voglia... e buon caffè se ve ne è venuta voglia...


domenica 13 settembre 2009

Wall-e! Eve!


Dovessi mai rifare la follia di sposarmi, io sulla torta voglio questo.
una delle tante sorprese del matrimonio perfetto cui ho assistito oggi.
E la più romantica, vista con l'occhio dei geek e degli appassionati di cinema targato Pixar...

venerdì 11 settembre 2009

Wall-E! Roomba!


Grazie ad una joint venture tra me e il mio amore retroilluminato (lui ha messo i punti Esselunga, io i soldi) ora possiedo uno splendido aspirapolvere supertecnologico: Roomba, il mitico robottino che spazza per terra.
Lo tenevo d'occhio da anni, ma il prezzo troppo alto e l'esperienza troppo bassa degli amici mi aveva sconsigliato di rischiare a buttar via soldi senza certezze, finchè la bellezza di due coppie di amici insieme mi hanno cantato le lodi di questo aggeggino. Doveva essere mio.
Morale: Lo prendo, lo porto a casa, carico tutta notte l'aggeggino e alle sette e un quarto di mattina lo metto al lavoro. Primo obiettivo: la sala da bagno, che è la stanza più piccola che ho. Preparo tutto, lo sbatto in mezzo alla stanza, richiudo la porta e lo lascio fare.
Che lavori, lo capisco dal bzzzz continuo che sento da fuori. Così, io mi metto a fare colazione: ma vengo attirata, dopo qualche minuto, da una specie di crisi di tosse del robottino. Apro con circospezione la porta e lo trovo a sbattocchiare, alle prese con una stringa delle all star di mio figlio che gli si era ingarbugliata nella spazzola e, dopo qualche momento, sospira un bi-bi-bi-bop e si ferma. Mi viene una botta di istinto materno (per un robot?) e lo prendo in braccio come un cucciolo. Lo ribalto, stacco la spazzola, sbroglio la stringa, lo ricompongo, lo rimetto sul pavimento e lo faccio ripartire. E lui riparte, con un bzz pimpante. Va avanti finché non decide che il mio pavimento del bagno è pulito, e poi si ferma.
Lo prendo, e a questo punto tento qualcosa di più difficile: lo porto in cucina, mettendo nella stanza anche la base wifi a cui al robottino deve fare ritorno quando ha finito il lavoro o l'energia.
Richiudo la porta e comincio a vestirmi: Roomba dovrà fare e meno di me per almeno metà del suo lavoro, visto che devo uscire per andare a lavorare.
Però una sbriciatina la dò lo stesso, perché la mia cucina ha dei punti bastardi. Apro un'altra volta la porta con circospezione e lo trovo alle prese con un mobile troppo stretto: parte abbastanza sparato con l'entusiasmo della prima volta, e “bonk!” si ferma contro le sue gambe. Un solo momento di rintronamento, e poi bzzzzzzzzzzz riparte per prenderlo dall'altro lato, e “bonk!” risbatte contro una gamba. Si ferma un po' e bzzzzzzzzz mena le tolle e va da un'altra parte.
Mi sta già cominciando a intenerire, quando lo vedo partire come un razzo sotto i mobili del lavello: approfittando della mancanza dello zoccolino, scompare in pertugi sconosciuti alla mia scopa e sembra non uscirne più. Finchè “pfui!”, schizza fuori dal buco a velocità supersonica una chiocciolina di pasta rigata, e poi con un bzzz abbastanza tronfio esce fuori anche lui, proseguendo con aria noncurante (“niente ringraziamenti, baby, è il mio lavoro”) il suo giro.
Ed è qui che mi rendo conto che sembra proprio Wall-e e mi aspetto che per la pulizia approfondita di casa mia si procuri una borsa da picnic termica, dove riporrà i mozziconi di matite, batterie del cellulare, bottoni e foglietti che trova. Gli voglio già molto bene, ma gliene voglio di più quando torno a casa e mi stupisco del fatto che nella base lui non ci sia e non lo trovo: cerca che ti cerca, scopriamo che aveva perso la strada di casa e si era rintanato sotto un mobile, da dove abbiamo dovuto tirarlo fuori. Non è tenero?

giovedì 27 agosto 2009

Imo, ti amo

In questi giorni d’agosto, dove la sterminata tavolata della redazione è pressocchè vuota, la mia tendenza al nomadismo informatico si accentua: tendo a raggrupparmi con i colleghi che ci sono, con il risultato di non stare mai al mio pc.
Aumento la compagnia, ma perdo i miei riferimenti:
skype, google talk, la posta elettronica al mio indirizzo che arriva, facebook con la password memorizzata. Roba da sentirsi un po' sconnessi. Specie se il tuo ammor, alla pausa caffè, lo saluti con un sorrisino in chat...
Poi, naviga che ti naviga, ho trovato http://imo.im, e la soluzione alla mia solitudine inormatica: posso sbirciare gli online in facebook e baciare il mio ammor su skype, non solo senza impestare di software i pc altrui, ma senza nemmeno inventarmi un nuovo alias e una nuova password per registrarmi. potrei persino fare una video chiamata...ma mi basta vedere tutti lì,,, che bel coso...

ma cosa vol dire che è in versione alpha?


domenica 14 giugno 2009

Shopping de paura 2 - conti non correnti on line

Il conto corrente on line della Mps che ho, ha il sistema di sicurezza più farraginoso del mondo: posso certificare un solo computer per volta, se mi si impalla (una volta ogni anno e mezzo, praticamente sempre) devo rifarmi mandare il certificato e il metodo per ricevere il certificato lo ricevo per raccomandata postale (sic!), seguita da altra raccomanda che mi comunica la Password da utilizzare.
Chi mi conosce sa già che una delle due raccomandate o verrà rispedita al mittente per compiuta giacienza, o verrà persa in un mucchio di altre scartoffie. Nel caso fortuito in cui entrambe arrivassero correttamente a destinazione, il periodo che intercorre dall'arrivo delle due raccomandate alla decisione su quale pc utilizzare, alla messa in pratica delle istruzioni contenute non è inferiore ad un mese. Dopodichè, c'è solo da sperare che non si sbagli a digitare o non salti per qualunque motivo il certificato. Perchè sennò bisogna ricominciare il ciclo daccapo.
Morale: sono sei mesi che non riesco a mandarmi un giroconto di 850 euro da un mio conto all'altro.

Shopping "de paura" - 1. Carte di credito a prova di cliente

Io lo so che sono stordita, che mi dimentico tutto, che litigo in continuazione con le password. Ma, a parte il fatto che le suddette password stanno diventando un po' troppe per essere accettabili da qualunque memoria mentale, mi sono convinta che i sistemi di sicurezza delle carte di credito stiano diventando così ben fatti e sicuri che scoraggino più che altro gli acquisti dei clienti.
La mia carta di credito prima aveva un numero di sedici cifre, che già mi sembrava parecchio come ostacolo. Poi un codice di sicurezza. Adesso ha un qualcossalcazz verisign da aggiungere, che si raggiunge con una password diversa da quella del sito cartasì che già non mi ricordo mai perchè non ho potuto mettere quella che uso sempre. Morale: mi ha già impedito due acquisti (meglio, erano compulsivi) e mi hanno reso dubbia l'ultima spedizione di Birkenstock che mi sto facendo arrivare dalla Germania.
Fra un po' torno al contrassegno, o compro solo dove hanno paypal. Uffi.

(piccolo suggerimento agli sviluppatori: non è che invece di trovare soluzioni sempre più sofisticate per combattere gli hacker - che hanno come unico risultato quello di scoraggiare i clienti onesti ma storditi - non cambiate proprio sistema? chessò, un lettore di smarcard e la verifica col chip, tanto noi in Regione Lombardia ne abbiamo comprati a migliaia, per una tessera che non ci funziona...)

Anche i melomani piangono

A mio figlio s'è impallato l'I-pod Touch
(e smettetela di dire che si impallano solo le robe windows. ci abbiamo messo 4 giorni per trovare una quadra, che prima pareva morto)